I migliori giochi del momento per dispositivi mobili: Hitman GO, Jetpack Joyride e World Poker Club

Qualunque sia il tuo sistema operativo preferito, iOS o Android, una cosa è certa: il gioco mobile è qui ed intende rimanerci. Gli sviluppatori continuano sempre ad alzare l'asticella e rimane uno dei settori sperimentali più divertenti dell'industria del gioco. Da versioni rivisitate di vecchi giochi per console a bizzarre interpretazioni di golf e partite di poker, ecco qui i giochi migliori del momento.

Hitman GO: molto simile a Tomb Raider Go, l'equivalente Hitman tenta di trasferirne i personaggi alla versione mobile. Naturalmente non tutte le funzioni della versione per console sono impeccabili, e con la "nuova" uscita su PS4 e Xbox alla fine di quest'anno non era nemmeno necessario che lo fossero. Detto ciò, sono state introdotte altre funzioni che hanno riscontrato successo. Sono spariti i travestimenti, gli omicidi furtivi, i gadget e la tortuosità del gioco. Tranquillo, continuerai sempre a impersonare Agent 47, ma, per eliminare le guardie di pattuglia, dovrai completare vari obiettivi sparsi in ciascun livello. Per rendere il gioco un po' più difficile sono state previste delle sfide che, sebbene non compromettano la progressione del gioco, premiano il giocatore durante il suo percorso, come ad esempio completare senza effettuare uccisioni, terminare entro un numero prestabilito di turni o rivendicare obiettivi aggiuntivi.

Jetpack Joyride è un gioco nato 4 anni fa che, al pari di Fruit Ninja (entrambi nati dalla stessa casa), crea dipendenza in modo incredibile e parimenti frustrante. Nel ruolo del venditore Barry Steakfried, l'obiettivo consiste nel giocare con il jetpack rubato e farsi strada in città in un percorso che si rivelerà distruttivo. Grazie alla sua maestria di ladro, il nostro amico ha guadagnato la libertà del movimento in verticale che è senz'altro utile quando dovrà raccogliere l'infinita gamma di monete collocate a mezz'aria mentre tenterà di fuggire dalla tana di un diabolico scienziato. Durante la corsa dovrà evitare cancelli elettrificati, raggi laser e schivare missili ma senza dimenticare di approfittare dei vantaggi dei molti veicoli potenti a sua disposizione e di "The Helicopter Game".

Poker Game: World Poker Club è di gran lunga molto più che una semplice app di poker. Presenta nuove funzioni e un’interfaccia divertente e interattiva. La differenza sta nel fatto che è possibile forzare il gioco non solo con tuo stile di gioco al tavolo, ma anche con i gesti. I giocatori, infatti, possono comunicare con il gioco con dei gesti tipo lo scorrere il dito verso l’alto per il raise o il doppio colpo per il check. Sebbene alcuni giocatori e altri fan online non ne vedano il senso, questa funzione è efficace e riteniamo che aiuti a sentire più vero il gioco. E non resteremmo sorpresi se venisse introdotta anche nel mercato del poker online. Il gioco presenta anche uno strumento per la classificazione delle mani per mostrare la forza delle tue carte, con l’intento di rendere questo gioco anche una buona scuola di apprendimento.

È possibile giocare al Texas Hold’em e all’Omaha e, per aggiungere un po’ di sano divertimento, è possibile collezionare temi nelle diverse stanze che, al completamento, saranno convertiti in moneta per il gioco, il che rende quest'app di poker un vero divertimento. Il poker è in voga da diversi anni: il gioco è in continua crescita e anche i non giocatori amano guardare il famoso World Series of Poker. Attualmente è anche possibile giocare sui social media, ma con i progressivi avanzamenti tecnologici, tutti hanno la possibilità di giocare online con giocatori in carne e ossa e di vincere soldi veri in pochi minuti! Sei curioso e vuoi saperne di più? Grazie a questa guida di PokerSites.com otterrai tutte le informazioni più rilevanti su come cominciare a giocare, quale dispositivo utilizzare e riceverai alcuni consigli utili.

Commodore: il marchio rinasce con uno smartphone per gamers, tutte le caratteristiche e dove comprarlo

Commodore è da sempre un marchio storico, rimasto un po' bloccato come simbolo dei videogiochi "antichi" ma anche di tutti quei videogiochi nati prima degli anni '90, che ruotavano intorno agli 8 bit.
Comunque vada non si può parlare di Commodore senza passare ai videogiochi, perchè ovunque porti la discussione il noto marchio rimane comunque sinonimo di videogames.

Se quindi Commodore avesse vissuto i suoi anni migliori nel ventunesimo secolo, o più che altro diciamo dal 2000 al 2010, farebbe ancora sicuramente parte delle nostre console preferite, ma dato che dal 2010 in poi stanno prendendo piede sempre più i videogiochi sulle console portatili e soprattutto sugli smartphone, Commodore allora farebbe parte di almeno di uno di questi.
Ecco quindi l'idea: unire questi due device e trasformare il marchio Commodore da "semplice" console a smartphone così potente da sembrare una console portatile.

Ed è proprio con questa idea che i due italiani, Massimo Canigiani e Carlo Scattolini, hanno deciso di rilanciare il marchio, dopo averlo registrato nel 2013, dopo anni e anni di passaggi di mano e idee fallimentari continue.
Lo smarphone ha preso il nome di Commodore PET, ispirandosi allo storico computer che aveva preceduto il Commodore 64 e il Commodore Amiga. E a proposito di questi due computer, lo smartphone porta con se (preinstallati) due emulatori per supportare i vecchi giochi utilizzati su quelle due macchine, il primo è il VICE C64 emulator e il secondo è Uae4All2-SDL Amiga emulator, tutto molto semplice grazie al sistema operativo Android 5.

Ma passiamo alle caratteristiche, punto forte di questo smartphone, soprattutto perchè è in grado di supportare non solo vecchi giochi (che sarebbe stato un po' limitato oltre che insensato, a parte per gli amanti del rétro) ma anche videogiochi attuali e futuri che hanno bisogno di hardware molto potente.
Lo smartphone Commodore PET è dual SIM, con connessione 4G, e dispone di:

-Sistema operativo: Android 5.0 Lollipop
-Schermo: 5,5 pollici IPS (Full HD)
-Processore: Mediatek octa-core a 64-bit da 1.7 GHz
-Scheda grafica: AMD Mali T760
-Memoria: 32GB
-Slot di espansione (MicroSD): fino a 64 GB (una MicroSD da 32 GB è inclusa)
-RAM: 3 GB
-Fotocamera: Sony 13 MP (foto da 4096×2304 e filmati da 1920×1080 pixel)
-Fotocamera anteriore: da 8 MP
-Batteria: da 3000 mAh (rimovibile)

Il Commodore PET è in vendita sul sito ufficiale al prezzo lancio di 349€ in due versioni che si differenziano per il colore.

Calibrare la batteria su Android e PC portatili: come risolvere se la batteria segna la percentuale sbagliata

Il problema della batteria "scalibrata" è un problema molto comune sia per le batterie degli smartphone, e tablet, sia per le batterie dei computer portatili, e lo si può subito notare dal fatto che l'indicatore della percentuale della batteria varia in modo smisurato. E il problema è proprio questo, ovvero che il sistema mostra la percentuale di carica della batteria in modo errato da quella reale e manda in confusione sia il sistema di monitoraggio che il sistema di sicurezza salva-batteria, provocando spegnimenti improvvisi oppure sbalzi da una percentuale all'altra, soprattutto durante l'operazione di ricarica.

Esistono due modi differenti per ricalibrare la batteria e quindi ripristinare la giusta lettura della percentuale, così da poter riutilizzare in modo completo (al 100% vero) la carica della batteria, uno per gli smartphone e uno per i computer portatili. Non è detto che questi metodi funzionino con tutte le batterie perchè naturalmente se le batterie sono danneggiate o hanno parecchi anni, o sono state ricaricate molte volte, può darsi che ormai siano da sostituire.
Uno dei pochi consigli da tenere in considerazione è che non ci sono nè applicazioni nè programmi che permettono di effettuare la calibrazione magicamente (a meno che non ci aiutino a velocizzare la procedura indicata nella guida più in basso), questo perchè essenzialmente è necessario scaricare completamente la batteria (fino allo 0%) per riportarla poi alla carica completa (al 100%).

Se abbiamo già letto questa guida per aumentare la durata della batteria del nostro smartphone sapremo benissimo che non bisogna mai far scaricare completamente la batteria, nè caricarla completamente, ma in questo caso è proprio necessario fare questa operazione per ricalibrarla completamente e poi possiamo stare tranquilli perchè la batteria ha un sistema di sicurezza interno che evita la scarica completa reale della batteria (perchè altrimenti non si ricaricherebbe più) mentre al 100% può arrivare benissimo, anche se è meglio non farla arrivare molto spesso.

Ricalibrare la batteria del Notebook (o qualsiasi computer portatile):
1. Scarichiamo la batteria arrivando fino a circa il 40% (o meno) di carica e spegniamo il computer. Ricarichiamolo quindi fino al 100% da spento, fino a quando la spia della batteria non segna carica completata;
2. Accendiamo il portatile e scarichiamolo fino a quando arriva al 25% e poi spegniamolo (perchè a livelli più bassi potrebbe intervenire il sistema salva-batteria, soprattutto se è calibrata male);
3. Accendiamo il computer ma questa volta entrando solamente nel BIOS (molto spesso per entrare nel BIOS bisogna premere molto velocemente, dopo il boot, il tasto F2, ma potrebbe anche essere F10 o Canc, viene comunque segnalato come "Press [...] to enter setup"). A questo punto lasciamolo scaricare fino allo 0% (fino a che si spegne) perchè in questo caso nessun sistema salva-batteria entrerà in azione e la batteria potrà scaricarsi completamente (inoltre il PC si può spegnere improvvisamente senza subire danni);
4. Quando il computer si è spento, attendiamo 10 minuti e proviamo a riaccenderlo. Se si riaccende entriamo immediatamente nel BIOS e torniamo al punto 3, se invece non si accende ricarichiamo la batteria fino al 100% (da spento);
5. A carica completata accendiamolo e lasciamolo collegato ancora per 10 minuti. A questo punto la batteria è stata ricalibrata e possiamo utilizzarlo normalmente senza corrente.

Ricalibrare la batteria dello Smartphone (o tablet):
1. Scarichiamo la batteria arrivando fino a circa il 40% (o meno) di carica e spegniamo lo smartphone (o tablet). Ricarichiamolo quindi fino al 100% da spento, fino a quando il display non segna carica completata (o rimane fisso su una percentuale);
2. Accendiamolo e scarichiamolo completamente fino allo 0% (fino a farlo spegnere da solo);
3. Quando lo smartphone si è spento, attendiamo 10 minuti e proviamo a riaccenderlo. Se si riaccende torniamo al punto 2, se invece non si accende ricarichiamo la batteria fino al 100% (da spento).
Se quando inseriamo il caricabatterie lo smartphone o il tablet si accende da solo spegniamolo immediatamente e teniamo sotto controllo la spia che indica la ricarica completa (le prossime ricariche però, solo quando si accende da solo, facciamole con il dispositivo acceso). Un altro caso potrebbe essere che il display non mostra mai il 100%, e a questo punto, quando la percentuale si è bloccata, possiamo provare a staccare e riattaccare il caricabatterie dopo 5 minuti (così da far ripartire la ricarica, nei migliori dei casi);
4. Ora accendiamo lo smartphone e teniamolo sotto carica ancora per 10 minuti, il tempo di far completare la carica mancante (potrebbe mancare anche solo l'1%) e fino a quando il display non mostra "Carico";
5. A questo punto la batteria è stata ricalibrata e possiamo utilizzare lo smartphone o il tablet normalmente.

Qualche produttore consiglia di tenerlo sotto carica (attaccato alla corrente) per 2 ore in più, al termine della calibrazione, ma il sistema si fermerebbe comunque all'arrivo del 100% quindi non so se può essere importante.
Come applicazioni utili ci sono solo quelle che mostrano la percentuale della batteria, perchè tra le funzioni c'è anche l'indicazione dello stato della batteria e si può vedere se è ancora in buono stato.
Come utility di Windows invece c'è il test della batteria che si può fare direttamente dal prompt dei comandi (CMD come amministratore), con il comando "powercfg -energy". Il resoconto viene salvato in un file denominato energy-report.html, nella cartella \windows\system32. Per aprirlo però bisogna copiare altrove quel file (ad esempio sul desktop) e poi aprirlo con un qualsiasi browser. Per vedere ad esempio se la batteria è ancora in buono stato e mantiene la carica prestabilita si deve osservare il valore della capacità (di fabbrica) e confrontarlo con quello della capacità di una ricarica completa (viene mostrato il valore dell'ultima ricarica completa), il valore in percentuale ci indica invece la capacità reale della batteria (in confronto a quella di fabbrica).
Esiste anche BatteryInfoView, un piccolissimo software gratuito (no-install), che mostra qualche informazione meno dettagliata ma molto riassuntiva e facile da capire.

Ecco anche qualche altro consiglio su quale caricabatterie usare per ricaricare al meglio lo smartphone e il portatile.

N.B. E' importante sapere che la calibrazione della batteria, per evitare danneggiamenti, andrebbe fatta un massimo di una volta al mese, e solo se necessaria, altrimenti una volta ogni 6 mesi è consigliata.
Durante i vari procedimenti potresti danneggiare per un qualsiasi motivo la tua batteria o il tuo dispositivo ma effettui tutto a tuo rischio e pericolo, io non sono responsabile delle operazioni che effettuerai.

Perchè il PC si spegne da solo? 10 possibili cause e soluzioni per evitare che il PC si surriscaldi e si spenga

Quando un computer inizia a spegnersi molte volte da solo, improvvisamente e senza motivo, oppure inizia a rallentare in modo decisamente fastidioso dopo che abbiamo installato qualcosa, è arrivato il momento di scoprire la causa di questi problemi, che in certi casi possono anche danneggiare seriamente il nostro computer.

Un computer portatile è più soggetto a spegnimenti improvvisi, soprattutto a causa del caldo e contemporaneamente a causa del surriscaldamento dei componenti, mentre un computer fisso molto spesso al posto dello spegnimento segnala schermate blu con un inevitabile riavvio automatico.
In entrambi i casi è possibile scoprire quale può essere la causa procedendo con queste possibili soluzioni:

1. Pulire il PC dalla polvere: se il computer inizia a fare rumore ce ne accorgiamo subito, e il rumore arriva dalla ventola, che durante l'operazione di raffreddamento viene "bloccata" dalla polvere, che oltre a ridurre il lavoro della ventola fa surriscaldare molto di più i vari componenti (non facendoli nemmeno raffreddare come si deve).
Dato che questa è la causa principale del problema in questione è buona regola pulire il PC dalla polvere, eliminando almeno i grossi pezzi e soprattutto togliendola dalle parti principali (CPU e scheda video). Se si possiede un notebook ci si può aiutare con YouTube per osservare come poterlo smontare per pulirlo, mentre un fisso si può benissimo aprire e pulire (è meglio pulire anche la zona dove è alloggiato e lasciarlo "respirare").
Se abbiamo già smontato il PC e lo abbiamo pulito, leggiamo anche il punto 3.

2. Usare supporti con ventole/aggiungere ventole: se si spegne, come è stato già detto, è quasi sicuramente l'alta temperatura; e visto che soprattutto la CPU e la scheda video sono messe molte volte sotto sforzo quando giochiamo o visualizziamo file multimediali, possiamo accorgerci se succede per questo motivo se si spegne durante queste operazioni.
La soluzione può arrivare comprando una base con le ventole, che permette di raffreddare di un buon 20-40% in più il computer, a patto comunque che non ci siano 40 gradi e che non sia piena estate, in questo caso bisogna comunque non utilizzare troppi programmi pesanti o effettuare operazioni che hanno bisogno di una potenza eccessiva dei componenti.
Su un PC fisso si può sempre aggiungere qualche ventola interna oppure anche un dissipatore.

2b. Diminuire utilizzo CPU e GPU: se il punto 2 non ha portato a successi, è possibile agire sull'utilizzo del processore e della scheda video internamente e a livello software. Si può molto semplicemente diminuire l'utilizzo massimo del processore agendo sulle "Opzioni risparmio energia", entrando nelle impostazioni avanzate. Nella sezione "Risparmio energia del processore" è possibile impostare un livello massimo, che di norma è al 100%, e si può benissimo ridurre anche al 50-70% (se abbiamo un processore lento impostiamolo al 70% altrimenti rallenta troppo, in caso di una CPU veloce possiamo scendere anche fino al 50%).
Per quanto riguarda la scheda video, se non si visualizzano troppi file multimediali oppure non si utilizzano videogiochi si può anche lasciare ai livelli standard altrimenti bisogna per forza ridurre l'utilizzo anche di quest'ultima. Per farlo occorre installare il software della scheda video (se non lo si ha già installato) e impostarla così su "Prestazioni" a discapito della "Qualità". Nei notebook potrebbe esserci una dicitura simile a "massimizza la durata della batteria" (che anche se lo utilizziamo con la corrente può essere impostato) e in questo caso c'è ancora un minore utilizzo e un minor surriscaldamento della scheda video.

3. Usare la pasta termica: se abbiamo già smontato il computer per pulirlo (punto 1) possiamo anche applicare della pasta termica sul processore e sulla scheda video, così da avere una maggior dispersione di calore e ottenere un raffreddamento pari al 20% in più.

4. Eliminare tutti virus: anche i virus possono sia utilizzare componenti a caso per far surriscaldare soprattutto la CPU oppure creare comunque freeze (congelamenti) improvvisi e dar fastidio al sistema. Con questa guida elimineremo tutti i virus molto facilmente.

5. Togliere programmi che vanno in conflitto: avere programmi dello stesso tipo che svolgono la stessa identica operazione in tempo reale (quindi in funzione contemporaneamente) possono creare non solo rallentamenti ma anche danni hardware per un eccessivo utilizzo. Programmi come antivirus, software di pulizia, sistemi di monitoraggio, o altri, è sufficiente averne solo uno in funzione (ma installati se ne possono avere quanti si vuole) perchè altrimenti vanno in conflitto.

6. Staccare tutte le periferiche: se il problema non è il surriscaldamento può essere che qualche periferica funziona male oppure crea malfunzionamenti hardware. Togliamo quindi qualsiasi dispositivo collegato al PC e, se possiamo, su un computer fisso lasciamo solo il mouse, magari anche uno di scorta, basta che sia diverso da quello che usiamo di solito, mentre su un notebook possiamo benissimo utilizzare il touchpad. Se a questo punto il computer non si spegne più possiamo andare a tentativi e trovare il dispositivo danneggiato (leggere anche il punto 7).

7. Togliere ultimi programmi e driver installati: se tutte le periferiche funzionano (magari le abbiamo testate su altri computer) è possibile anche che ci sia qualche programma o soprattutto qualche driver che non è completamente compatibili oppure è corrotto o non funzionante, o infine anche incompatibile. Disinstalliamo per sicurezza gli ultimi programmi e gli ultimi driver che abbiamo installato e vediamo se il problema si ripropone.

7b. Aggiornare driver: un driver obsoleto può causare problemi e rallentamenti non solo hardware ma anche software. I produttori consigliano di avere installati sempre gli ultimi driver disponibili, ma è anche vero che se un componente non ci crea disturbi non c'è necessità di installare sempre gli ultimi aggiornamenti. Aggiorniamo però almeno i driver dei principali componenti e periferiche che utilizziamo maggiormente, come i driver della scheda video se siamo abituati a giocare, oppure i driver del componente che ci crea disturbi (se la versione più recente crea più danni di quelli che risolve si può tentare di installare una versione meno recente).

8. Utilizzare il PC in modalità provvisoria/Reinstallare Windows: se nessuna di queste soluzioni a portato a conclusioni significative, proviamo ad avviare il computer in modalità provvisoria, per testare almeno che il PC funzioni nella sua forma base del sistema operativo, senza programmi o driver che possono andare in conflitto quindi. A questo punto se funziona tutto possiamo sempre provare a reinstallare il sistema operativo così da provare a usare Windows pulito da qualsiasi software.

9. Notare malfunzionamenti hardware: se si blocca potrebbe esserci qualche problema hardware, che può variare dal semplice cavetto che si è staccato, alla RAM danneggiata o al più comune hard disk che sta perdendo colpi. Per non sostituire pezzi a caso è meglio sfruttare qualche programma dedicato ed effettuare test sui vari componenti.
Da non tralasciare anche la batteria del BIOS, che se è scarica va sostituita per evitare problemi. Ce ne accorgiamo subito se è da cambiare perchè l'orologio ad ogni avvio mostra l'ora sbagliata (e anche le impostazioni del BIOS vengono resettate ad ogni spegnimento).

9b. Problemi all'alimentatore: tra i componenti hardware non dimentichiamoci dell'alimentatore, che potrebbe essere danneggiato. Nel computer fisso bisogna svitarlo dal case e sostituirlo, mentre nei notebook potrebbe essere semplicemente il trasformatore esterno (il cavo che colleghiamo alla corrente) che potrebbe avere qualche parte interna rotta. Anche se solitamente in quest'ultimo caso è sempre la giuntura che collega il trasformatore al cavetto che arriva al PC (il più delle volte è da sostituire l'intero alimentatore perchè raramente si ripara adeguatamente e a lungo termine).

10. Fare una pulizia completa di Windows: il computer se è molto appesantito da file inutili può mostrare rallentamenti e quindi anche in questo caso un eccessivo utilizzo dei componenti con conseguente surriscaldamento. Con questa guida risolveremo i problemi di questo possibile problema.

I passaggi possono essere eseguiti sia in ordine che a seconda del problema che abbiamo riconosciuto leggendo tutti i punti. Al termine è possibile anche seguire la semplice guida per velocizzare Windows al massimo ed averlo ottimizzato per ogni situazione.

Confrontare due Processori, due Schede Video oppure due SSD in modo dettagliato

Se dobbiamo cambiare un componente del nostro PC conviene andare a controllare almeno se il pezzo che andremo a montare è migliore di quello che abbiamo già.

La parte più importante per l'uso quotidiano è sicuramente la CPU, ma se invece utilizziamo il computer per giocare ai videogame non possiamo tralasciare la scheda video. In aggiunta si può anche puntare su un disco fisso di ultima generazione, ovvero un SSD, così da aver il computer veramente molto veloce. Esistono 3 siti che fanno proprio al caso nostro e permettono di confrontare velocemente i vari modelli e marche di processori (CPU), di schede video (GPU) e di unità a stato solido (SSD).

1. CPUBoss: grazie a questo tool è possibile confrontare tra di loro i diversi modelli di processori in commercio, così da poter scegliere il migliore o quello che più fa al caso nostro. La ricerca ci aiuta dandoci i nomi dei modelli interi e una volta effettuata la comparazione si può vedere molto semplicemente qual è il migliore dei due. Oltre ad una valutazione generale ci sono molte altre informazioni, come la data di rilascio, il prezzo, la velocità, i core, e soprattutto si può fare una vero e proprio confronto tra i due modelli vedendo le differenze in una pratica tabella.
I punti fondamentali da osservare sono:
-il punteggio ottenuto nelle performance (un punteggio generale)
-la frequenza massima (più alta è migliore)
-il numero di core e di thread (più sono meglio è)
-il consumo di energia (in genere un più basso consumo permette di scaldare meno);
Se non si dovesse conoscere un altro modello oltre a quello che si possiede, è possibile anche vedere una classifica generale cliccando su "SORT" (nella barra) e vedere anche chi sta al primo posto in quel momento, con anche altre classifiche distribuite per caratteristiche.

2. GPUBoss: identico al sito fratello, mostra le differenze tra due schede video. I test sono stati fatti sia durante l'utilizzo normale del PC sia durante lo svolgimento di un videogioco pesante.
Le cose fondamentali da valutare sono:
-il passmark (una valutazione generale)
-la velocità di clock (più è alta meglio è)
-la quantità di memoria (con più memoria è migliore)
-il tipo di memoria (il DDR più recente è meglio)
-la potenza (solitamente con meno potenza non richiede un alimentatore più potente del normale)
-in generale tutti i valori grafici (con particolare attenzione ai valori di shading e texture);
Anche in questo caso è possibile vedere una classifica delle migliori GPU cliccando sempre su SORT.

3. SSDBoss: come è noto un disco a stato solido (SSD) è migliore di un hard disk, ma con questo terzo sito è possibile confrontare tra di loro i vari modelli. Non è così importante come gli altri due tools, ma è comunque utile per poter scegliere quale modello comprare tra due dischi, e osservare da cima a fondo tutte le caratteristiche del modello scelto.
Dato che non ci sono molte cose da confrontare i valori che possono risultare utili sono:
-la capienza e il prezzo
-la velocità di lettura e scrittura (anche quella di lettura di un video 4K)
-il tempo di avvio di Windows
-il peso e i consumi
-il tempo di vita garantito "MTBF" (il tempo garantito prima di un possibile guasto)
Cliccando su SORT verranno mostrati anche qui i migliori SSD.

Differenza tra 2G, 3G e 4G: il significato di tutti i simboli della connessione dati su Smartphone

Quando andiamo ad abilitare la connessione dati sul nostro smartphone, così da poter navigare su Internet, nella barra delle notifiche, e in modo particolare sull'icona del segnale, compare un simbolo che può variare dal semplice G o E, fino al 3G, H, H+ o 4G.

Questi simboli non sono di certo lì a caso, ma ci indicano la connessione a cui siamo collegati con che velocità massima può andare. Più precisamente per impostazione predefinita la connessione tenta di connettersi con la connessione più veloce possibile, almeno che non sia specificamente indicato nelle impostazioni di collegarsi ad uno standard ben preciso.
Vediamo ora in ordine di velocità, dal più lento e datato al più veloce e di ultima generazione, tutti gli standard a cui uno smartphone può collegarsi (lo smartphone deve però supportare quel tipo di velocità altrimenti si connetterà alla più recente e veloce connessione disponibile):

1. G (GPRS): è una delle prime connessioni nate su mobile ed è anche tra le più lente. E' la tecnologia 2G praticamente, che può essere utile solamente per visionare qualche pagina web e non molto altro.
In questo caso non si superano i 20-40 Kbit/s (2-5 KB/s) in download.

2. E (EDGE): chiamata anche EGPRS, è la tecnologia superiore al GPRS. E' più veloce perchè riesce a sfruttare più canali contemporaneamente ma è comunque molto lenta.
La velocità ha un range di 60-180 Kbit/s (7-20 KB/s).

3. 3G (UMTS): questa connessione segna il passo in avanti dal 2G alla terza generazione di Internet Mobile. Lo scambio di dati sia in download che in upload è molto veloce e molto spesso nelle zone in cui sia arriva al 3G base (ovvero UMTS) se la connessione è stabile si passa automaticamente alla più veloce e successiva H (HSPA).
Con la 3G si arriva ad una velocità massima pari a 700 Kbit/s (90 KB/s).

4. H (HSPA): questa sigla indica che siamo collegati con una connessione HSPA, e in donwload si avrà lo standard HSDPA (High-Speed Downlink Packet Access) mentre in upload si otterrà la HSUPA (High-Speed Uplink Packet Access). Questo standard è l'evoluzione del classico 3G e permette velocità teoriche tra i 7,2 Mbit/s (900 KB/s) e un massimo di 14,4 Mbit/s (1,8 MB/s).

5. H+ (HSPA+): con l'HSPA evoluto si fa un altro piccolo passo in avanti e si anticipa le velocità di quarta generazione, e stando ai test è possibile raggiungere velocità di download tra i 42,2 Mbit/s (5,25 MB/s) e i 56 Mbit/s (7 MB/s).

6. 4G (LTE): questa tecnologia viene presentata con standard futuristici e velocità di download e upload veramente alti. Le velocità teorica in download varia tra i 72 Mbit/s (9 MB/s) e i 150 Mbit/s (18,75 MB/s) mentre in upload può arrivare ai 60 Mbit/s (7,5 MB/s), anche se ancora in moltissime città non è disponibile oppure non si raggiungono le velocità prestabilite.

Fino al 3G le velocità sono abbastanza raggiungibili, mentre quelle successive sono ancora velocità "su carta", ovvero c'è la possibilità di raggiungerle ma le tecnologie attuali e soprattutto la copertura base è ancora ridotta. Mentre le velocità di seconda generazione vengono utilizzate ormai solo per risparmiare batteria, oppure naturalmente nelle zone dove c'è poco segnale.
Per ripercorrere la cronistoria con le generazioni complete e le velocità in sintesi ecco un riassunto:

-1G: telefoni analogici e 14,4 Kbit/s
-2G: telefoni digitali (GSM) e 9-14 Kbit/s (più stabili dell'analogico)
-2,5G: tecnologia GPRS con 20-40 Kbit/s
-2,75G: standard EDGE e 60-180 Kbit/s
-3G: terza generazione (UMTS) con 380-700 Kbit/s
-3,5G: tecnologia HSPA e 7,2-14,4 Mbit/s
-3,75G: tecnologia HSPA evoluto con 42,2-56 Mbit/s
-4G: quarta generazione (LTE) e 72-150 Mbit/s

Differenza tra Hard Disk e SSD: i 5 punti fondamentali da prendere in considerazione

Per iniziare a parlare di differenza tra Hard Disk Drive (HDD) e Solid-State Drive (SSD) dobbiamo iniziare con il parlare delle differenze di materiale con cui sono fatti e soprattutto del funzionamento base di queste due memorie.

Innanzitutto i normali hard disk sono dei piatti di metallo con rivestimento magnetico dove vengono memorizzati i dati da una testina, mentre gli SSD sono fatti dello stesso chip con cui viene costruita la memoria RAM (quindi con una velocità di lettura e scrittura molto più elevati).
Come è noto la memoria RAM allo spegnimento del PC viene completamente svuotata, per essere riempita velocemente con i programmi in funzione ad ogni nuova accensione, gli SSD invece hanno la capacità di mantenere i dati anche dopo lo spegnimento del computer, nonostante siano molto simili alle RAM.
La tecnologia utilizzata è quindi superiore sia ai dischi rigidi tradizionali (gli hard disk) sia alle memorie RAM, ma addirittura alle memorie flash, come ad esempio le chiavette USB, e si può dire che sia la vera è propria evoluzione di quest'ultime.

Ora possiamo vedere le caratteristiche che differenziano l'hard disk dall'SSD, e sostanzialmente andremo a vedere tutti i pro e i contro che possono far spostare la propria scelta da un normale disco fisso ad un SSD (unità a stato solido);

1. Velocità: l'SSD è molto più veloce del normale hard disk, quindi permette di far avviare un computer molto più velocemente, dato che sia la velocità in scrittura che in lettura è più rapida, permettendo così anche prestazioni migliori durante l'utilizzo.

2. Prezzo/GB: l'hard disk costa meno di un SSD di pari dimensioni. Per fare un esempio un HDD da 1 TB costa circa 50 euro, un SSD delle stesse dimensioni può arrivare a costare anche 400/500 euro. Sotto i termini di prezzo/dimensioni non ci si può spingere molto oltre, visto i prezzi troppo elevati, ma su un computer si può sempre acquistare un SSD di basse dimensioni per contenere il sistema operativo e i programmi base, e aggiungere un HDD capiente per tutto il resto.

3. Frammentazione: la frammentazione sugli SSD non esiste, ovvero quest'ultima esiste ma non è rilavante come su un normale hard disk. L'HDD è un piatto magnetico che gira in continuazione e viene letto da una testina. Quando un file è molto grande viene letto tutto in un colpo, se questo file non è frammentato, perchè quando il disco fisso inizia a riempirsi i file di grandi dimensioni possono "frammentarsi" ed essere quindi sparsi per tutto il disco; a questo punto la testina farà più fatica a leggere l'intero file, perchè deve cercare tutti i pezzi per il disco, e quindi sarà più lento (ecco perchè si fa la deframmentazione).
Negli SSD non esiste una testina perchè, proprio come sulle chiavette, i dati vengono memorizzati su dei chip di memoria, i quali vengono raggiunti tutti con la stessa velocità, e quindi la frammentazione non c'è, e di conseguenza non esistono neanche rallentamenti (la deframmentazione non andrebbe proprio fatta per evitare di "usurarlo" prematuramente).

4. Durata: un SSD non ha parti in movimento ed è più difficile che si rompa, mentre l'HDD essendo un piatto sempre in movimento ha più possibilità di rompersi. E' anche vero che se l'hard disk lo si tiene "fermo" durante l'utilizzo o non gli si fa prendere grossi scossoni i rischi vengono limitati; nei computer fissi i rischi diminuiscono ancora di più, mentre sui portatili è un po' più probabile, perchè molte volte li spostiamo anche mentre sono in funzione, aumentando i rischi di danneggiamento dell'HDD (anche se la vita media di un hard disk è superiore alle 100.000 ore, in funzione, prima che qualche parte si danneggi).
Gli SSD hanno però anche loro un punto a sfavore: quando andiamo a scrivere in uno spazio per la prima volta la velocità sarà massima, quando però eliminiamo un file quest'ultimo non viene eliminato completamente ma viene solo segnalato come spazio riutilizzabile (come sugli hard disk oppure sulle chiavette USB). Solo che su questo tipo di disco la sovrascrittura è molto più lenta, e a questo punto dopo un po' di volte il disco a stato solido inizia a "degradarsi"; la tecnologia TRIM però ha in parte risolto questo problema, perchè se attivata, dove possibile, permette di eliminare definitivamente il file cancellato, rendendo così completamente vuoto lo spazio da riutilizzare.
C'era anche un dato che qualche tempo fa, e anche tutt'ora, non è così chiaro: gli SSD hanno un numero limitato di scritture prima che poi smettano di funzionare, ma a quanto ammonta? Recenti test hanno dimostrato che riescono benissimo a superare l'un PB (1 Petabyte = 1000 Terabyte, che equivalgono a 1 milione di Gigabytes scritti), quindi non c'e da preoccuparsi, anche se è meglio non utilizzare queste unità come backup e effettuare operazioni di scrittura il meno possibile (per farli durare di più).

5. Dimensioni fisiche/Rumore: dato che sugli SSD non sono presenti parti meccaniche è possibile ridurre molto di più le dimensioni e sempre per lo stesso motivo l'hard disk può fare comunque un minimo di rumore, invece gli SSD sono silenziosi al massimo.

L'SSD è uguale all'hard disk in termini di compatibilità, e in generale l'SSD è migliore di un normale HDD. Il disco a stato solido è più veloce, più piccolo e silenzioso, e ha meno rischi di danneggiarsi e soprattutto rimane veloce nel tempo visto che non ha problemi di frammentazione (con TRIM attivato però). L'unica cosa scomoda è il prezzo, ancora troppo alto per poter sostituire completamente gli hard disk.
Si può comunque sfruttare questa nuova tecnologia comprandone uno di dimensioni ridotte e installando solo il sistema operativo e i programmi principali, ed eventualmente qualche file, così da non doverlo più toccare e quindi in un certo senso non avrà nemmeno bisogno di manutenzione; e utilizzare comunque un hard disk normale come secondario, da usare per tutto il resto, dato che costa poco possiamo permettercene uno di grandi dimensioni per tutti i file che abbiamo.
In questo modo potremo notare comunque l'incredibile velocità dei nuovi SSD senza spendere troppo.

Come sapere se un numero è Vodafone, Wind, Tim o Tre: scoprire l'operatore telefonico di un cellulare

Conoscere a quale operatore appartiene un numero di cellulare è molto utile per riuscire a sfruttare le offerte a consumo che abbiamo stabilito con il nostro contratto. Fino a pochi anni fa si poteva capire facilmente a chi appartenesse un numero di cellulare perchè i vari prefissi erano legati all'operatore, ora invece l'intero numero viene "venduto" all'utente e quindi essendo noi i proprietari possiamo spostarci da un operatore all'altro mantenendo lo stesso numero.

In linea generale queste erano le regole:
Vodafone: tutti quelli che iniziano con 34 (es. 340, 342, 343, 345, 346);
Wind: tutti quelli che iniziano con 32 e 38 (es. 320, 323, 328, 380, 383);
Tim: tutti quelli che iniziano con 33 e 36 (es. 331, 333, 334, 363, 366);
Tre: tutti quelli che iniziano con 39 (es. 390, 391, 392, 393);

Dato che ora può anche non essere così, visto che l'utente può cambiare operatore rimanendo con lo stesso numero, esiste un pratico trucchetto per sapere a che operatore appartiene una qualsiasi SIM. L'operazione da fare è molto semplice: bisogna chiamare quel determinato numero di cellulare mettendo all'inizio 456 (senza +39, il prefisso internazionale). Questo metodo funziona solo se si chiama dall'Italia e una volta partita la chiamata una voce ci informerà a quale operatore è associato quel numero di cellulare.
Per fare un esempio pratico, per sapere a quale operatore appartiene il numero +393331234567 dobbiamo chiamare il 4563331234567. Appena la voce ci da le informazioni dobbiamo riagganciare immediatamente, altrimenti partirà la normale chiamata e il telefono che stiamo chiamando inizierà a squillare.

Questo metodo funziona con qualsiasi operatore italiano, anche quelli non citati come PosteMobile o altri. L'unico che non funziona in uscita è Vodafone, ovvero se chiamiamo il 456 con una SIM Vodafone ci verrà indicato solo se quel numero è Vodafone o NON è Vodafone, nient'altro. Per sapere l'operatore esatto bisogna chiamare o mandare un SMS al 4563 (nel testo bisogna inserire il numero che vogliamo scoprire).

Windows 10 vs Windows 8.1 e 7: i primi test di velocità messi a confronto, ecco le prestazioni ottenute

Dopo mesi e mesi di messa a punto e di test con varie versioni beta, Windows 10 è disponibile al download gratuito. Ecco allora arrivare anche qualche test di velocità con tutti i relativi risultati. I test sono stati effettuati sullo stesso computer naturalmente, e quest'ultimo era un PC di livello medio-alto, anche se i tre sistemi in questione sono compatibili anche con PC un po' datati.

Il PC in questione presenta le seguenti caratteristiche:
-Processore: Intel Core i5-4670K (3.4GHz - 3.8GHz)
-RAM: 8GB DDR3-2400
-Scheda Video: Nvidia GeForce GTX 980
-Disco Fisso: 1TB Crucial MX200
-Sistemi Testati: Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 Pro

Ecco i risultati dei test effettuati per l'avvio di Windows:
-Windows 10: 6 secondi
-Windows 8.1: 4 secondi
-Windows 7: 5 secondi

Questi sono quelli relativi al risveglio dopo lo stand-by (sospensione):
-Windows 10: 10 secondi
-Windows 8.1: 12 secondi
-Windows 7: 17 secondi

E per finire ci sono anche quelli dal risveglio dopo averlo ibernato:
-Windows 10: 21 secondi
-Windows 8.1: 23 secondi
-Windows 7: 27 secondi

Altri test significativi sono quelli relativi alle performance con la scheda video, dove Windows 8.1 ottiene i risultati migliori con un leggero ma significativo distacco da entrambi i rivali, e anche con l'utilizzo dei prodotti Office e stranamente con il browser Chrome dove Windows 7 vince, di poco, contro i suoi successori.
In quasi tutto il resto Windows 10 sembra essere migliore, inoltre Edge (in esclusiva solo su Windows 10) risulta essere finalmente comparabile agli altri browser di punta, con un netto distacco in velocità dal suo lentissimo predecessore Internet Explorer (che ha ottenuto una valutazione peggiore pari quasi al doppio del tempo).

Differenza tra MP3, MP4, AVI, DIVX, XVID e tutti gli altri migliori codec video e audio

Non si potrebbe iniziare a parlare di differenza tra MP3, MP4, AVI, MKV o di qualsiasi altro Codec o Container se prima di tutto non abbiamo bene in mente cosa vogliano dire almeno, appunto, Codec e Container o qualsiasi altro termine base.

Vediamo quindi di definire in modo semplice ma completo i vari termini che servono per capire bene i vari significati delle parole maggiormente utilizzate nel mondo audio/video:

1. Codec: il codec è il software necessario per la codifica o la decodifica dei formati, in grado sia di crearli sia di riprodurli. Come esempio si può prendere il codec DivX oppure l'XviD, ma anche l'MPEG-4 o l'H264.
2. Codec Audio e Codec Video: sono i codec che contraddistinguono i formati audio e video di un determinato file.
3. Transcodifica: questa funzione identifica la conversione di un file audio o video in un altro, tramite i Codec. Un esempio molto semplice può essere il passaggio da DVD (MPEG-2/Dolby Digital) ad AVI (DivX/MP3) anche se generalmente questo passaggio in esempio, ma anche molti altri, permettono di diminuire la dimensione del file a discapito di una certa perdita di qualità.
4. Muxing: questo è il passaggio che consente di riunire audio, video ed eventuali sottotitoli in un container.
5. Container: i container più conosciuti sono sicuramente l'AVI (di Microsoft) e l'MP4 (di MPEG), ma ci sono anche MKV, MOV, FLV e tantissimi altri, e questi "container" servono appunto a "contenere" audio e video creati con i codec e riuniti in un unico flusso di dati. Molti container possono incorporare anche altri oggetti, come ad esempio i sottotitoli.

I due punti fondamentali da conoscere sono almeno il punto sui Codec e quello sui Container (che andremo a vedere meglio nel passo successivo) ed è molto importante che tutto coincida per essere letto da un determinato lettore. Una TV ad esempio è importante che legga il container in cui sono contenuti i codec, come AVI o MP4, ovvero l'estensione con cui viene identificato quel video.
Può essere infatti che al suo interno ci sia uno stesso codec ma che comunque non venga letto dal lettore perchè il container non è compatibile, oppure può non venir letto perchè il codec non è supportato o infine può essere anche che la risoluzione (il numero dei pixel orizzontali e verticali che compongono l'immagine, come 640x480) supportata non arrivi a quella del nostro video (perchè troppo grande).


I container migliori e più popolari sono:
-MP4: creato dal team MPEG, è molto utilizzato per le condivisioni in streaming su Internet, come ad esempio su YouTube, ed il codec predefinito è l'H.264, ma utilizza anche l'MPEG-4 e anche il DivX o XviD. Come audio invece utilizza l'AAC e l'AC3, e in alcuni casi anche l'MP3.
-AVI: è lo standard creato da Microsoft per Windows, ha una qualità abbastanza alta e può contenere moltissimi Codec, anche se è il container preferito per i DivX e XviD, ed anche uno dei più facilmente compatibili con moltissimi device.
-MKV: è nato per comprimere principalmente i video in HD, notoriamente troppo grandi. Come codec si possono sfruttare praticamente tutti quelli disponibili con l'AVI, con la differenza che purtroppo questo container non viene letto da molti lettori. Un punto a suo favore però è la qualità maggiore con un migliore rapporto di compressione; veramente ottimo, appunto, per i film in HD. Anche questo è compatibile con il codec l'H.264, e lo supporta in modo migliore degli altri container.
-MPG: questo container può contenere solo il codec MPEG-1 oppure l'MPEG-2. Presenta delle impostazione molto spesso limitate ma mantiene una qualità molto alta.

-ASF: questo container è stato sviluppato da Microsoft come alternativa all'AVI. Punta tutto sulla compressione, a discapito della qualità, ed era utilizzato spesso per le condivisioni su Internet, ora non è più tanto usato. Può contenere i codec WMV (Windows Media Video) e WMA (Windows Media Audio) e molto spesso come estensione prendono direttamente il nome del codec (e non ASF).
-FLV: è il container creato da Adobe per gestire i video del flash player o altri lettori. Praticamente è uno standard solo per i video online, di qualità non così alta, che pian piano sta scomparendo per lasciar posto all'HTML5.
-3GP: creato per la distribuzione dei video tra cellulari. Il punto di forza è la qualità abbastanza buona anche con i video a bassa risoluzione, oltre ad essere letto praticamente da qualsiasi telefonino. Supporta i codec H.263 e MPEG-4.
-VOB: è il container dei DVD (DVD Video OBject) e praticamente può contenere solo lo standard MPEG-2.
-MOV: è il formato video creato da Apple, utilizzato con il suo lettore QuickTime.

I codec video più utilizzati e i migliori sono:
-MPEG-4: creato dal team MPEG è alla base di moltissimi altri codec. Ogni miglioramento durante lo sviluppo del codec rappresenta una nuova parte (Part) e ogni nuova tecnologia di compressione infatti porta il numero della parte a cui si è arrivati (lo standard rimane MPEG-4, ma viene seguito ad esempio dal termine "Part 2"). Fino al Part 10 (H.264) la codifica dei video era basata sull'MPEG-2.
-DivX / XviD: forse è il codec più conosciuto in assoluto. Famoso per la codifica di molti film, il DivX è un codec commerciale basato su MPEG-4 (Part 2), con la particolarità di poter ridurre anche ad un solo CD di 700 MB, un film masterizzato su un DVD. Settando le opportune impostazioni di qualità è possibile ottenere un ottimo livello di compressione mantenendo quasi inalterata la qualità del video. L'XviD è la variante gratuita (è la parola DivX scritta al contrario) ed è praticamente identica, quindi un lettore può leggere entrambi i codec senza difficoltà.
-H.264 (AVC): è la "versione 10" (Part 10) del codec MPEG-4 ed è utilizzato soprattutto per comprimere i video in HD. La sua forza sta nel riuscire a dimezzare la dimensione di un file video con una perdita di qualità quasi nulla, e il termine AVC sta per "codifica video avanzata". E il codec migliore che si possa utilizzare per rapporto qualità/compressione.
-WMV: creato da Microsoft, è nato come standard per la condivisione di filmati in streaming. Dotato di una grande potenza di compressione era utilizzato soprattutto per condividere velocemente file video compressi di molto, anche se c'era una gran perdita di qualità.

-MPEG-1: è uno dei più antichi codec sviluppati e risale addirittura al 1991. Creato dal team MPEG fu utilizzato soprattutto per supportare i Video CD (simili ai DVD ma contenuti in CD), e anche per la codifica di alcune emittenti televisive. Ora non è più tanto utilizzato perchè presenta numerose limitazioni, una su tutte la risoluzione, che non supera la qualità delle vecchie VHS.
Da non confondere con l'MPEG-1 Layer 3, ovvero il comunissimo MP3 (che è un codec audio).
-MPEG-2: è il codec più diffuso per la distribuzione dei DVD, infatti è supportato dal container VOB. Presenta una qualità molto alta ed molto stabile, viene infatti implementato anche nella TV digitale, e a differenza dell'MPEG-1 può essere utilizzato anche per i video in HD.
-H.262: termine che contraddistingue il codec MPEG-2 Part 2, l'evoluzione dello standard MPEG-2.
-H.263: è il codec sviluppato prima dell'H.264 e presenta livelli di compressione molto elevati. Prima dell'arrivo del suo successore era uno dei codec più diffusi per la condivisione dei video online e rappresenta l'evoluzione (in quanto a compressione) di tutti gli standard precedentemente citati (dall'MPEG-1 in giù).

Anche i codec audio però sono importanti, vediamo i migliori:
-MP3: per esteso è MPEG-1 Layer 3, ed è tutt'ora il codec più utilizzato per digitalizzare e comprimere (con perdita di qualità) un file audio. Una canzone mediamente non supera i 10 MB alla massima qualità (320 kb/s) e può essere riprodotta praticamente da qualunque dispositivo digitale.
-AAC: anche questo è prodotto dal team MPEG, ma prende il nome di Advanced Audio Coding ed è l'evoluzione dell'MP3. Viene spesso utilizzato assieme al codec video AVC (Advanced Video Coding o H.264) ed ha un rapporto di compressione leggermente migliore dell'MP3 (una compressione a 256 kb/s equivale per qualità ad un MP3 a 320 kb/s). Per il momento come standard audio viene utilizzato spesso solo da Apple, nei video invece è utilizzato solitamente per i video in HD.
-AC3: è il sistema di codifica del Dolby Digital e per comprimere il file audio agisce sulle frequenze. Può lavorare anche su 7 canali audio differenti, come per il dolby surround.
-DTS: è il codec che fa concorrenza all'AC3 (Dolby Digital) e viene utilizzato principalmente nei sistemi di codifica destinati all'home cinema o home theatre.
-WMA: sviluppato da Microsoft ed è stato concepito per contrastare l'MP3, non ha però ottenuto il successo sperato. E' disponibile in 3 versioni: il formato WMA standard, con perdita di dati, il WMA Lossless, senza perdita di dati (comprime i dati senza perdita di fedeltà audio) e il WMA Voice, mirato al contenuto della voce, applica la compressione utilizzando una gamma di bassi bitrate.
-WAV: ovvero WAVE (onda) è un tipo di codifica senza compressione e senza perdita di qualità, ovvero "lossless". La forma d'onda viene memorizzata direttamente così com'è, in formato digitale, a discapito della dimensione del file che crea, ovvero non compresso e quindi di dimensioni elevate, per non perdere di fedeltà. Sui CD infatti viene utilizzato questo codec (nel formato CDA), e una canzone potrebbe arrivare a toccare anche i 50 MB. E' stato sviluppato da Microsoft e IBM.
-FLAC: è uno dei codec più potenti in circolazione perchè è lossless (senza perdita di dati, come il WAV) ma riesce anche a comprimere il file audio di circa il 50%. Una canzone quindi occuperà circa 25 MB ma sarà comunque alla massima qualità e visto che la compressione è senza perdita di dati, il FLAC è un po' come il formato ZIP per i dati, ovvero è possibile tornare indietro alla forma originale, oltre che ad essere letta direttamente così com'è.

Gli standard più utilizzati sono i primi 3 descritti, ovvero l'MPEG-4, il DivX/XviD e l'H.264, ma per l'alta qualità è implementato ancora l'MPEG-2.
Come codec audio invece, i più usati sono sicuramente l'MP3 per le canzoni e l'AC3 per l'utilizzo combinato ai video, nei film praticamente. Per l'alta qualità bisogna per forza sfruttare il WAV o al massimo il più potente FLAC.
Una volta che un filmato o una canzone è stata compressa con un codec con perdita di dati non è più possibile tornare indietro alla qualità iniziale, è possibile solamente ricodificarli per essere letti eventualmente da lettori non compatibili con quel formato. L'unico codec in grado di tornare indietro è il FLAC, come è stato spiegato bene nei dettagli.

Ecco, ora che abbiamo capito bene tutte le varie caratteristiche dei container e dei codec non c'è neanche bisogno di spiegare la "differenza" tra questi, dato che non si parla di una vera e propria differenza tra i vari codec, perchè ognuno ha le proprie caratteristiche di codifica.


Forse però non tutti sanno che il team MPEG è nato grazie ad un italiano, Leonardo Chiariglione, che nel 1988 si è riunito per la prima volta con solo altri 25 membri. Ora invece alle riunioni partecipano oltre 350 membri, in rappresentanza di più di 200 aziende e organizzazioni appartenenti a circa 20 nazioni del mondo.

Se invece vogliamo parlare di codec del futuro, non si può tralasciare l'H.265, il successore dell'H.264, che prende il nome di HEVC (High Efficiency Video Coding) ovvero "codifica video ad alta efficienza. Questa codifica promette una migliore qualità video con anche un migliore rapporto di compressione, che in alcuni casi arriva anche a dimezzare la dimensione del vecchio standard AVC (H.264), con una conseguente riduzione del bitrate da gestire ogni secondo (ora gli standard di diffusione utilizzano un bitrate medio pari a 7 Mbit/s, si punta a raggiungere la metà o almeno lo stesso flusso per i video in alta definizione, così da poter essere gestiti senza problemi). Grazie a tutto questo sarà presto possibile far arrivare questo standard anche sulle TV di casa sia per quanto riguarda le normali trasmissioni, e, a questo punto, anche in HD e oltre, dato che supporta egregiamente risoluzioni fino all'8K (8192×4320), sia per la distribuzione dei video sui supporti, dato che la riduzione della dimensione dei file può essere d'aiuto per la masterizzazione dei film in alta definizione.

Tra i nuovi standard si possono citare anche l'MPEG-7, che sostanzialmente promette di definire come sono organizzati i dati multimediali (non è un codec come i precedenti), e l'MPEG-21 che invece cerca di unire l'MPEG-4 con l'MPEG-7, aggiungendo anche ulteriori funzioni.
Tra quelli abbandonati c'è solo l'MPEG-3, che inizialmente doveva essere utilizzato per la TV digitale, in particolare per l'HDTV, ma poi si è rivelato superfluo perchè l'MPEG-2 era già sufficiente.

Per finire possiamo dire che non sempre il video che occupa di più è il migliore, come si potrebbe pensare, perchè come abbiamo visto bisogna stare attenti ai vari codec che sono stati utilizzati per codificare, comprimere o solamente digitalizzare quel determinato filmato. In molti film in HD si sono iniziati a vedere i primi segni dell'età del codec MPEG-2, utilizzato per più di 20 anni nei DVD, perchè un filmato in MPEG-2 ha bisogno di un flusso di dati più alto, mentre il più recente H.264 essendo quasi solo un terzo del precedente standard (con la stessa qualità) può essere caricato e visualizzato più velocemente, e soprattutto nelle immagini in HD molto veloci può essere di grande aiuto e creare meno immagini sfuocate. Inoltre l'H.264 può raggiungere anche risoluzioni pari a 1920x1080 pixel, che con l'MPEG-2 non è possibile.

Ora che sappiamo tutto di container e codec non ci resta che installare sul PC un player universale, scegliendo magari VLC Media Player che è il migliore e legge qualsiasi filmato o file audio, e iniziare a vedere coi nostri occhi i vari standard differenti.

I caricabatterie sono tutti uguali? Informazioni utili per ricaricare lo smartphone, il tablet e il portatile

Da qualche anno ormai i collegamenti tra vari dispositivi avvengono quasi tutti con gli stessi standard. Anche per quanto riguarda i caricabatterie, lo standard che ormai ha preso piede è il connettore Micro-USB per quasi tutti gli smartphone, cellulari e tablet (a parte gli Apple Device), mentre per i portatili bisogna ancora prestare attenzione a qualche differenza.

Sostanzialmente ormai ci sono grossomodo 3 tipi di caricabatterie diversi, ma vediamo i vari dettagli per il tipo di dispositivo che dobbiamo ricaricare:

1. Smartphone e tablet generici (con Android, Windows o BlackBerry): questi utilizzano tutti il connettore Micro-USB (standard imposto dall'unione europea per tutti i dispositivi) e va a sostituire il vecchio caricabatterie "di marca" che doveva essere utilizzato esclusivamente con il cellulare con cui era stato venduto.
Tutti gli smartphone e tablet quindi possono essere ricaricati con lo stesso caricabatterie (ma in certi casi anche i normali cellulari), anche se alcuni sono più potenti e permettono di ricaricare il dispositivo più velocemente di altri. 

2. Apple Device (iPhone, iPad, iPod): questi dispositivi hanno tutti lo stesso caricabatterie, firmato Apple, denominato Lightning, usato dal 2012 in poi. Prima del 2012 veniva utilizzato un altro connettore, ma è comunque disponibile un adattatore per utilizzare lo stesso il nuovo caricabatterie anche sui vecchi dispositivi.
Grazie all'unione europea è possibile ricaricare anche questi dispositivi con il connettore Micro-USB, perchè la Apple è stata obbligata a vendere un adattatore Lightning-to-Micro-USB.

3. Computer portatili: in questo caso non esiste una standardizzazione, anche perchè ogni portatile ha spesso caratteristiche molto diverse dai suoi simili. I connettori sono anche diversi per ogni marca che si utilizza, e solitamente ogni alimentatore è stato progettato esclusivamente per quel determinato computer.
Se però si dovesse rompere l'alimentatore originale, si può ovviare al problema utilizzando un alimentatore universale, che si può adattare al proprio portatile, stando attenti alle caratteristiche che devono coincidere con l'originale. In quelli universali sono presenti diversi connettori (variabili per marca) e anche un diverso tipo di voltaggio e amperaggio, da impostare correttamente per un giusto funzionamento.

Praticamente per gli smartphone e tablet possiamo utilizzare un qualsiasi caricabatterie con connettore Micro-USB (anche con quelli Apple, visto che esiste l'adattatore) mentre per i computer portatili dobbiamo utilizzare per forza quello dato in dotazione oppure uno universale (adattabile, con le stesse caratteristiche).

Solitamente quasi tutti gli smartphone o tablet se collegati al computer entrano in modalità di ricarica, ma questa funzione deve essere abilitata solo dal produttore e non è possibile disattivarla, oppure, in quelli dove non è disponibile, attivarla. In questo caso però la ricarica avverrà molto lentamente, ma vediamo più nel dettaglio perchè: tutte le connessioni USB hanno una tensione pari a 5V, sia che quest'ultima arrivi dalla porta USB del computer, sia che questa arrivi dalla presa della corrente. Quello che fa la differenza è l'amperaggio (A), perchè più è alto più fa aumentare la potenza del caricabatterie (misurata in Watt). Il calcolo per vedere qual è il caricabatterie più potente è semplice: in questo caso 5V (fissi) x Ampere (A) = Watt.
Anche se i produttori consigliano di utilizzare sempre il caricabatterie ufficiale è possibile utilizzare un caricabatterie qualsiasi, l'importante è che raggiunga almeno l'amperaggio minimo che serve al dispositivo per ricaricarsi (di solito 0,5A); se invece lo supera, meglio ancora perchè il dispositivo prenderà comunque l'amperaggio massimo consentito (anche se certe volte non funziona), anzi il caricabatterie erogando più potenza (Watt) sarà meno sotto sforzo. Ecco perchè caricando il dispositivo con il computer ci vuole molto di più, il PC eroga massimo 0,5A mentre il caricabatterie da muro può superare anche 1A (di solito quelli dei tablet li superano, e si può provare a caricare lo smartphone con questo caricabatterie più potente, perchè se è supportato lo caricherà più velocemente).

La stessa cosa vale per gli alimentatori dei portatili, tutte le regole restano invariate, facendo attenzione che solitamente serve una tensione pari a 19V e una potenza che arriva almeno a 90W, quindi almeno 4,74A. In alcuni casi però, la potenza richiesta, può essere anche inferiore, come può essere anche maggiore, basta leggere le caratteristiche dell'alimentatore originale oppure sul retro del portatile.
Come per gli smartphone e i tablet, un alimentatore più potente andrà meno sotto sforzo durante l'uso, in caso contrario uno meno potente di quello richiesto non riuscirà nemmeno a farlo accendere.

Concludendo possiamo dire che è buona regola utilizzare sempre il caricabatterie o l'alimentatore originale, dato che è stato costruito appositamente per quel dispositivo, ma in caso di necessità abbiamo visto come è possibile utilizzare un altro simile, più potente oppure universale.
Quindi se abbiamo un qualsiasi cavetto o un qualsiasi caricabatterie Micro-USB, oppure un alimentatore per portatili che non ci serve più e meglio non buttare via niente che può sempre tornare utile.

Come forzare l'aggiornamento a Windows 10 e scaricare il file ISO per poterlo reinstallare

Windows 10 è arrivato, anche se non tutti hanno già ricevuto l'aggiornamento automatico. Se facciamo parte di questi utenti che quindi stanno ancora aspettando l'update possiamo sfruttare questa piccola guida per "forzare" l'aggiornamento, che non è una vera e propria forzatura ma è una via completamente ufficiale che arriva direttamente da Microsoft.

Innanzitutto controlliamo se, dopo aver prenotato l'aggiornamento tramite la bandierina di notifica, il sistema di aggiornamento sta già scaricando i file per effettuare l'update. Raggiungiamo quindi le risorse del computer, fino ad arrivare al disco locale C; nella radice controlliamo se oltre alla classica cartella "Windows" è presente anche "$Windows.~BT". Nella maggior parte dei casi questa cartella è nascosta, quindi per visualizzarla dobbiamo andare nel Pannello di Controllo, aprire "Opzioni cartella" e, nella scheda di Visualizzazione, mettiamo la spunta sull'opzione Visualizza cartelle e file nascosti. Terminata questa verifica è meglio nascondere nuovamente queste cartelle.
Se questa cartella è presente vuol dire che il sistema sta scaricando l'aggiornamento e molto presto (a seconda della connessione che abbiamo) la bandierina di Windows 10 ci avviserà che possiamo far partire l'installazione.

Se il sistema precedente non sta ancora funzionando, possiamo raggiungere Windows Update e controllare gli aggiornamenti. Se tutto va bene Windows dovrebbe avvisarci che l'aggiornamento è disponibile e pronto per essere scaricato per poi essere installato. In alcuni casi è necessario avviare il controllo update dal prompt dei comandi (come amministratore) e digitare "wuauclt.exe /updatenow" (senza virgolette).

Se anche quest'ultimo metodo non dovesse rispondere positivamente possiamo affidarci al tool rilasciato da Microsoft per effettuare l'aggiornamento ed ottenere Windows 10 molto più velocemente e questa volta con il 100% di probabilità.
Il tool da scaricare si trova in questa pagina (pesa meno di 20 MB), bisogna solo far attenzione a scaricare quello per il nostro sistema, che può essere a 32 bit oppure a 64 bit (si può controllare andando nel Pannello di Controllo e poi Sistema). Una volta scaricato non necessita di installazione, quindi basta avviarlo per ritrovarci davanti ad una semplice schermata con due possibilità:

1. Aggiorna il PC ora (questa opzione potrebbe non essere disponibile a tutti): andando avanti con questa opzione il PC inizierà la procedura di aggiornamento, ovvero inizierà a scaricare l'intero update (circa 3 GB) e poi lo installerà sul PC in uso.

2. Crea un supporto di installazione per un altro PC: procedendo con questa opzione si potrà scaricare l'aggiornamento su una chiavetta USB oppure creare un file ISO da masterizzare su un DVD. Questo può servire sia per installare più tardi l'aggiornamento sul PC che si sta utilizzando, sia sui vari PC che si possono avere, e in questo caso non sarà necessario riscaricare ogni volta l'intero aggiornamento.
Proseguendo si raggiungerà la schermata per "Selezionare lingua, architettura ed edizione", per poi procedere con la scelta di "Unità flash USB" oppure "File ISO". In entrambi i casi naturalmente bisogna disporre del dispositivo scelto completamente vuoto.

C'è da tenere in considerazione che durante il semplice aggiornamento non viene richiesto il Product Key, quindi se abbiamo il sistema operativo originale ma non abbiamo a disposizione questo codice possiamo procedere comunque all'update senza problemi.
Una volta che abbiamo effettuato l'aggiornamento però, dopo 30 giorni (periodo durante il quale è possibile tornare indietro) il Product Key legato al sistema operativo precedente viene convertito in uno di Windows 10. A questo punto se abbiamo Windows 10 su un supporto e disponiamo del Product Key possiamo effettuare un'installazione pulita del nuovo sistema (formattazione + installazione) solo sul nostro PC naturalmente, perchè ogni Product Key è legato al proprio computer.

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